Cosimo Piovasco di Rondò, il giovane protagonista del romanzo di Italo Calvino Il Barone Rampante, sale un giorno su un albero a causa di un litigio con il padre, e decide di non scendere più. Appollaiato sull’albero trascorrerà la sua vita. Cosimo, con quel gesto di ribellione, cambia il punto di vista, vede le cose da un’angolazione nuova.
Ecco, partirei da qui: il punto di vista.
E’ noto che un’opera d’arte può essere letta in modi diversi, tutti leciti e possibili. Possiamo darne una lettura puramente formale, o politica, o sociologica, o psicanalitica o quant’altro. Io ho scelto l’ironia, è quello il mio albero, il punto di vista dal quale osservare artisti classici, moderni, contemporanei, e con loro le opere.
L’operazione è semplice: si ripropone un’opera d’arte partendo a volte dall’uso brutale di una fotocopia per arrivare fino al rifacimento, maniacale per uso dei materiali e composizione stilistica e formale di un originale. In questo modo posso dar sfogo alla mia passione per il lavoro manuale, artigianale, e avvertire la gioia di manipolare legni, metalli, spaghi, e tutta la infinita varietà di materiali che gli artisti hanno usato. Quando l’opera è finita, in modo più o meno vicino all’originale, aggiungo una battuta, un mot d’esprit, un calembour, che trasporta l’immagine nella zona dell’ironia.
Così un taglio di Fontana ricucito porta la scritta Errata Corrige, la faccia di Clint Eastwood innestata sul corpo del ritratto di Adele Bloch Bauer di Klimt diventa Klimt Eastwood, un uovo che occhieggia da una plastica bruciata diventa un Uovo al Burri. Questo per fare qualche esempio.
In questa operazione non esiste critica, non c’è giudizio, solo il piacere di guardare il mondo dell’arte da una angolazione diversa, di far diventare le opere protagoniste di un gioco e di togliere l’arte da quella gabbia seriosa e criptica nella quale spesso è confinata. So bene che l’ironia è materiale pericoloso e so bene che gli illuminati saggi di scrittori e filosofi come Freud, Bergson, Pirandello in difesa dell’umorismo non sono bastati a porre il comico sullo stesso piano del drammatico, ma va bene così. A me piace ridere con l’arte, e non dell’arte, ci mancherebbe. Perchè ridere è liberatorio, e spesso è il mezzo per entrare in contatto con opere che risultano ostiche, lontane, misteriose. Perché ridere è un atto d’amore.
Quando Eddie Valiant chiede a Jessica Rabbit: “Ma cosa ci trovi in quel tipo?”, e naturalmente parla di Roger, il coniglio, lei gli risponde: ”Mi fa tanto ridere”. Credo sia la più bella dichiarazione d’amore della storia del cinema.
Ecco, questo è lo spirito che anima il mio lavoro. Riuscire a strappare un sorriso a coloro che guardano le mie operine, e ad avvicinare lo spettatore ad un mondo che forse fino ad allora riteneva inaccessibile. Tutto questo grazie all’ironia.
Giorgio Manganelli ha detto che l’ironia è l’espediente per prendere alle spalle gli dei. Nell’Olimpo dell’arte strani dei si aggirano. Il dio della critica, oscuro e terribile, il dio del mercato, avido e insaziabile, il dio della vanità, forse il peggiore. Nello scontro con l’ironia nessuna di queste divinità potrà cavarsela.